78° ANNIVERSARIO DELLA BATTAGLIA DI NIKOLAJEWKA – FRONTE RUSSO (26/01/1943 – 26/01/2021)

Anche quest’annno il Gruppo Alpini di Pescara celebrerà l’anniversario di una delle più sanguinose battaglie della seconda guerra mondiale e che vide coinvolti i nostri militari ed in particolare gli uomini dei reparti Alpini inquadrati nell’Armata Italiana in Russia (ArMIR) in ritirata dai luoghi dove erano stati inviati a combattere.

Con la celebrazione di una messa di suffragio, domenica prossima 31/01/2021 alle ore 09:30 presso la Chiesa di S.Antonio a Pescara, si intende mantenere viva la memoria del sacrificio delle centinaia di migliaia di soldati italiani, ed in particolare degli Alpini, che in quelle lontane terre hanno perso la vita: PER NON DIMENTICARE

Dall’autunno 1942 il Corpo d’Armata Alpino, costituito dalle tre Divisioni Alpine Cuneense, Tridentina e Julia, era schierato sul fronte del fiume Don, affiancato da altre Divisioni di fanteria italiane, da reparti tedeschi e degli altri alleati, rumeni e ungheresi.
Il Corpo d’Armata Alpino ricevette l’ordine di rimanere sulle posizioni a difesa del Don per non essere a sua volta circondato.
La marcia del Corpo d’Armata Alpino verso la salvezza fu un evento drammatico, doloroso ed allucinante, in cui circa 40.000 uomini si batterono disperatamente, senza sosta, fin quando il mattino del 26 gennaio 1943, in tanti disarmati e in parte congelati, arrivarono nei pressi della cittadina di Nikolajewka, oggi Liwenka

Per mettersi in salvo oltrepassando il paese, era necessario superare il terrapieno su cui insisteva la linea ferroviaria che correva attorno all’abitato, ottima protezione per le forze sovietiche che sbarravano il passo agli Alpini.
Sul calare della sera, con temperature che si aggiravano attorno ai 30÷35 gradi sotto lo zero, al grido “Tridentina Avanti” del generale Reverberi, l’enorme massa di sbandati e sopravvissuti ancora validi fu scossa e si lanciò verso l’unico sottopassaggio della scarpata ferroviaria, travolgendo d’impeto la resistenza russa, sorpresa dalla rapidità dell’azione di quei disperati.
Il prezzo pagato fu enorme. Tutti gli Alpini, senza distinzione di grado e di origine, diedero un esempio di coraggio, di spirito di corpo e di alto senso del dovere.

Dopo un ulteriore mese di marcia e circa 700 km complessivi di tragica ritirata, fu possibile rimpatriare in Italia i superstiti del Corpo d’Armata Alpino, tramite un’operazione che fu completata solo a metà del mese di marzo.
Mentre per il trasporto in Russia erano stati necessari più di 200 treni, per il ritorno a “baita” ne bastarono solo 17: di circa 55.000 uomini ne rientrarono poco più di 11.000.

Cifre eloquenti e sufficienti ad evidenziare e ricordare a tutti l’inutilità, l’assurdità, la stupidità della guerra e che agli Alpini continueranno ad ispirare solo due parole “MAI PIU’ !!”